Categoria: Le Parole e le Cose
Pubblicato Giovedì, 24 Novembre 2011

Come si diventa cittadini Italiani?

Scritto da Massimo Manzo
L'ultima polemica politica, tutta italiana, riguarda la riforma delle leggi sulla cittadinanza, ovvero delle norme che regolano la procedura in base alla quale uno straniero può acquisire i diritti e i doveri che lo Stato riconosce ai suoi cittadini. Il problema riguarda soprattutto gli immigrati, ormai numerosi nel nostro paese.

È stato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ad auspicare una modifica delle norme in questione: "Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri. Negarla è un'autentica follia, un'assurdità. I bambini hanno questa aspirazione" ha dichiarato il Presidente. Subito però si è scatenato il putiferio. La Lega infatti, partito da sempre contrario all'allargamento della cittadinanza, ha respinto violentemente l'appello di Napolitano, sostenendo che le leggi attuali non devono essere toccate.

Ma cosa prevedono le leggi attuali?

In Italia la legge che regola la cittadinanza è la n.91 del 1992, e si basa sul principio dello "ius sanguinis" (diritto di sangue), secondo cui è cittadino italiano:
- chi nasce da genitori italiani;
- chi è nato nel territorio italiano se entrambi i genitori sono apolidi, cioè non possiedono la cittadinanza di nessuno Stato (ne sarebbero quindi esclusi gli immigrati, che sono di solito cittadini di altri stati).

La stessa legge però, oltre allo ius sanguinis, prevede due altri principi, che operano come eccezioni al primo. Si tratta dello ius soli (diritto di territorio, cioè di residenza), e dell'acquisizione della cittadinanza nel caso di matrimonio con un cittadino italiano.

È proprio sulla modifica delle norme dello ius soli che è nata la polemica attuale. Infatti, in base a quest'ultimo principio, la cittadinanza può essere concessa:
- allo straniero che risiede da almeno dieci anni sul territorio italiano;
- allo straniero i cui genitori o ascendenti sono stati cittadini italiani per nascita o che sia nato nel territorio della Repubblica e, in entrambi i casi, vi risiede da almeno tre anni;
- allo straniero adottato da cittadino italiano (dopo i cinque anni successivi all'adozione);
- allo straniero che ha prestato servizio per almeno cinque anni alle dipendenze dello Stato italiano;
-al cittadino di uno Stato dell'Unione Europea se risiede da almeno quattro anni nel territorio italiano;
-all'apolide o al rifugiato politico che risieda in Italia da almeno cinque anni.

Si tratta di un elenco lungo e complesso, ma ciò che auspica il Presidente della Repubblica è semplice: modificare lo ius soli in modo che tutti i bambini nati in Italia, anche da immigrati, possano automaticamente essere considerati italiani, eliminando gli ostacoli della legge 91. In altri termini bisognerebbe semplificare le procedure che richiedono troppi anni di residenza e rendere italiani i bambini stranieri solo per il fatto che sono nati in Italia.

In questo modo, iniziando dall'infanzia, l'integrazione degli stranieri potrebbe essere facilitata, trasformandosi in una risorsa e non in un problema.
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